Girovagando per il Lazio: feste e sagre d’estate

In questi giorni il tempo è di nuovo poco clemente, ma sperando nel prossimo arrivo di  belle giornate perché non farsi stuzzicare con uno sguardo al calendario delle sagre e delle tradizioni enogastronomiche?

E’ vero, purtroppo, che l’estate e l’alta stagione turistica hanno portato negli anni al proliferare di eventi enogastronomici che sono solo grossolane contraffazioni, come la miriade di sagre della bruschetta e della salsiccia con birra.

Ecco dunque che in questo post vorrei stilare una mia (molto) piccola lista delle sagre, quelle vere e originali, che si svolgeranno nei prossimi mesi nell’area del Lazio.

Apriamo le danze con la sagra del lattarino. Per capirci, è quel pesciolino che si trova spesso al banco gastronomia del supermercato, anche marinato; a giugno lo troviamo invece al centro della manifestazione che viene organizzata ogni anno a Marta, sul Lago di Bolsena. Il piccolo abitante del bacino d’acqua dolce viene servito freschissimo, fritto in abbondante quantità in una capiente padella. E’ buonissimo, si mangia tutto intero, e piccolo com’è sembra che non se ne abbia mai abbastanza!

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Ad Ascoli Piceno c’è profumo di fritto!

Dal 21 aprile al primo maggio 2018 torna ad Ascoli Piceno Fritto Misto all’Italiana, e sembra già di sentire l’olio che sfrigola! Un evento che sa di fantasia, del frizzante estro che gira tra i fornelli. La manifestazione, alla quattordicesima edizione, è ormai rinomata a livello nazionale e internazionale.

Volete scoprire tre ottimi motivi per andare?

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Musica lirica e cultura gastronomica

Recentemente mi è capitato di scoprire che Gioacchino Rossini, oltre a comporre musica, si dilettava con un’altra grande passione, la cucina.
Il noto gastronomo Waverley Root nel XX secolo ha dichiarato “che Rossini avrebbe potuto diventare un buongustaio di fama se solo il suo genio musicale non avesse eclissato il suo talento gastronomico.”

Numerosi aneddoti, oscillanti tra realtà e fantasia, raccontano questa sua attitudine e mi hanno immediatamente fatto sorridere.

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I piatti della gastronomia romana, tra storia e curiosità

Molto probabilmente conoscerete, o avrete sentito parlare, di quattro famosi primi piatti rappresentativi della cucina romana: la carbonara, la gricia, l’amatriciana e i rigatoni con la pajata. Ma quanti sanno come e quando sono stati realizzati per la prima volta? Ecco, in questo post vorrei andare con voi alla scoperta di questi episodi della storia gastronomica italiana.

Iniziamo dalla carbonara, per la quale, udite udite, con mio grande stupore e un po’ di scetticismo ho scoperto che potrebbe non essere di origine romana, bensì americana! A riprova di ciò vi sarebbe la comparsa del piatto nei più importanti ricettari della cucina romana soltanto a partire dagli anni ’30/’40.

uova
foto di Jakub Kapusnak su Unsplash

Secondo chi sostiene tale teoria, sarebbero stati gli americani sbarcati in Europa a creare l’abbinamento degli ingredienti della carbonara a partire dalla cacio e ova abruzzese, cui avrebbero aggiunto la pancetta, o secondo altri il guanciale, per nostalgia del loro bacon.

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E’ Carnevale? Allora parliamo di frappe!

Oggi è giovedì grasso, siamo nel pieno del Carnevale, e allora approfondiamo storia e curiosità delle frappe! Tanto famose quanto semplici negli ingredienti (per prepararle servono solo uova, farina, burro e zucchero) queste fragranti delizie sono ormai sinonimo della festività più colorata dell’anno.

Sembra che per scoprire la loro origine si debba risalire molto indietro nel tempo, arrivando addirittura all’epoca degli antichi Romani! Infatti se ne potrebbero vedere antenati nei frictilia, dolci fritti nello strutto e preparati durante le ricorrenze dei Saturnalia e delle Liberalia. Nell’ambito di queste festività, i frictilia erano simbolo di abbondanza e opulenza, proprio come le frappe nel Carnevale, e venivano distribuiti in grande quantità alla folla per le strade.

Oggi questa ricetta, che riscuotendo sempre grande successo è giunta sino a noi, dà modo alle varie regioni di sbizzarrirsi interpretandola ognuna a modo proprio.
E ciò non solo nella preparazione del dolce, ma anche nel nome, tanto che mi è capitato di scoprire si parli di un caso di geosinonimia (come scritto da Annalisa Spinello in “Le parole in cucina. Storia di parole e gastronomia”), ossia “parole di uso regionale che, nelle varie parti del territorio italiano, designano uno stesso oggetto” (Treccani).

Ecco allora che quelle che sono frappe nel Lazio, vengono chiamate, guardando qui e là dal nord al sud Italia, bugie in Piemonte e in Liguria, galani in Veneto, cenci in Toscana (e sono così chiamate anche da Pellegrino Artusi), sfrappole nel bolognese, frappe appunto nel centro Italia, chiacchiere in Lombardia ma anche a Napoli. Solo per citare alcuni esempi!

E proprio alle chiacchiere napoletane è anche legata un’altra tradizione sulla storia del dolce. Si racconta infatti che la regina Margherita di Savoia un giorno, dopo aver a lungo chiacchierato con i propri invitati, sia stata colta da un’improvviso languore per cui abbia chiesto al suo cuoco di corte Raffaele Esposito di preparare un dolce, cui questi, dato il contesto, diede il nome appunto di chiacchiere.

Nella mia famiglia le frappe si preparano senza burro, non per la linea (non fa proprio per noi!) ma per una questione di gusto.

Io ho provato a farle ma devo ammettere che per ora ancora non sono soddisfatta del risultato e infatti non le ho nemmeno fotografate. Ma non mancherò di ritentare perché sono troppo buone e devo assolutamente tramandare la preparazione di questa specialità!

 

 

 

A Zagarolo da Anema e Cozze!

Vorrei iniziare questo post con una piccola parentesi personale. Mi scuso per la lunga pausa presa in questo periodo, ma qualcuno (qualcuna) ha deciso di arrivare in anticipo, e così il 14 dicembre la nostra famiglia si è allargata ed è arrivata la piccola Giorgia!

Detto ciò, oggi vi vorrei consigliare il piccolo ristorante “Anema e Cozze“. Siamo lungo Viale Ungheria, a Zagarolo, paese della Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini. Se vi capita di passarvi, non mancate di ammirare anzitutto lo splendido Palazzo Rospigliosi, divenuto anche sede del Museo del Giocattolo.

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Ristorante Le Botti: cucina romana a Marino

Cucina tipica romana con ingredienti di qualità: questo è il marchio che contraddistingue il ristorante Le Botti . Non a caso siamo nella zona dei Castelli Romani, all’entrata di Marino provenendo da Castel Gandolfo.

Il ristorante, a conduzione famigliare, è alloggiato all’interno di un antico casale. Intorno, un delizioso giardino/terrazza, allestito con i tavoli, che si apre su uno splendido ed ampio panorama di Roma.

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L’interno è arredato in modo caldo e accogliente, anche grazie alle luci che contribuiscono a creare la giusta atmosfera; non manca l’attenzione ad alcuni dettagli, come i fiori sulla tavola e, sulle credenze, un originale portabottiglie in legno e i salumi e i formaggi che vengono serviti.

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