Riti di Pasqua nella Grecìa Salentina

La prima volta che ho avuto modo di confrontarmi con lo studio delle ritualità dell’area salentina è stato quando all’Università ho studiato le famose ricerche di Ernesto De Martino sul morso della taranta. All’inizio è stato odio, non riuscivo a districarmi tra le affermazioni chiave della sua visione antropologica; poi, una volta compreso, è stato amore.

Il fascino di queste manifestazioni popolari e l’intreccio tra credenze cristiane e pagane, la cui origine si perde nella notte dei tempi, mi hanno stregato.

Ed ecco, mentre cercavo tra le tradizioni legate alla Pasqua, rispuntare proprio il Salento, in tutto il suo incanto.


Perché in quell’area nota come Grecìa Salentina, “patria” di una comunità il cui idioma è riconosciuto minoranza linguistica dallo Stato italiano, i giorni che precedono la Pasqua sono caratterizzati dai Canti di Passione (I Passiuna tu Christù).

In origine due o tre cantori, accompagnati dal suono della fisarmonica, giravano tra le strade dei paesi raccontando la Passione di Cristo. Con loro c’era un terzo uomo che portava un ramo di palma benedetta al quale erano appesi fazzoletti, sui cui erano rappresentati episodi della vita di Cristo, oppure santini.
Intonati nell’idioma griko e tramandati oralmente, i Canti di Passione sono di origine molto antica e pregni di significati; vi si possono intravedere reminiscenze arcaiche di miti greci e di canti romani e preromani.  A queste fondamenta si intrecciano le concezioni agro pastorali della primavera, durante la quale è celebrata la Pasqua, come stagione di rifioritura e resurrezione della natura.

I canti erano di circa 66 strofe, l’ultima delle quali era la richiesta di offerta dei cantori.
La questua, comunque, secondo Claudia Santi, professoressa associata della Seconda Università di Napoli, sarebbe in questo caso solo un elemento accessorio.

Qui potete leggere una delle versioni del testo, perché, essendo questo tramandato oralmente, ne sono arrivate a noi più redazioni, e anche tra paese e paese vi sono differenze nelle parole.

Nel tempo questa tradizione stava scomparendo. E’ stato quindi di grande interesse scoprire che alcuni giovani del luogo ancora oggi stanno cercando di portarla avanti, capendo che appartenere alla loro comunità è una ricchezza fondamentale, un patrimonio da non trascurare, da non lasciar sradicare dal trascorrere degli anni.

E a questo proposito, concludo proponendo la visione di questo video molto espressivo, in cui è forte il sentimento di questo legame.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...