Tradizioni dell’Immacolata dal Nord al Sud Italia

Tra pochi giorni sarà l’8 dicembre, la Festa dell’Immacolata, ed ecco che l’Avvento con tutta la sua incantevole atmosfera busserà alla porta di casa di ogni famiglia.

Anche se ormai le feste natalizie sono facile preda del consumismo, ci sono ancora, per fortuna, bellissime tradizioni legate all’Immacolata portate avanti in vari luoghi dal Nord al Sud Italia.

Eccone allora una mia piccola selezione:

 

Milano:

Nella capitale lombarda Immacolata vuole dire anche Festa di Sant’Ambrogio, patrono della città, che si festeggia il 7 dicembre, e Fiera degli Oh Bej! Oh Bej! .

Quest’ultima è una tradizione molto antica, risalente alla fine del XIII secolo ma, sembra, maggiormente conosciuta dal 1500. Si racconta che la sua origine sia legata alla figura di Giannetto Castiglione, gran maestro dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, inviato dal papa a riavvicinare la popolazione alla fede e alla chiesa. Castiglione, per far sì che la propria visita fosse maggiormente gradita ai milanesi, decise al suo arrivo di distribuire dolci e giocattoli ai bambini. Bhe, l’accoglienza sarà stata calorosa, se dall’iniziativa è scaturita una delle tradizioni più famose e più amate dai milanesi che l’hanno tramandata fino ai giorni nostri.

A cosa è dovuto il nome? In dialetto milanese Oh Bej! Oh Bej! vuole dire “oh belli, oh belli”. Si dice che qualche bambino, alla vista dei regali, abbia esclamato appunto così.

Faenza (Romagna)

Qui l’Immacolata si fa molto dolce, con la tradizionale Sagra del Torrone.

Il famoso dolce natalizio, la cui origine è da sempre contesa tra più località d’Italia ma anche estere, qui potrete gustarlo in quantità e anche varietà. Infatti le bancarelle offriranno la possibilità di assaggiarne, oltre che nel gusto classico, anche in molte deliziose varianti.

E dato che ci siete, non potete perdervi una sbirciatina tra le famose e splendide ceramiche per cui la città è famosa!

Crespadoro (Vicenza):

Nel piccolo comune di Crespadoro, tra Verona e Vicenza, l’Immacolata vede per protagoniste le lumache, in dialetto locale dette corgnoi, con la Mostra Mercato dedicata loro.

Il legame del paese con questi molluschi sembra risalire addirittura al popolo germanico dei Cimbri, che colonizzò il territorio in epoca medievale.

In autunno inizia la raccolta delle lumache, e poi a inizio dicembre si aspetta trepidanti il giorno in  cui, dopo una lunga cottura, potranno essere gustate calde secondo la tipica ricetta locale, ossia speziate e in brodo. Tra le prelibate varianti di quest’ultima c’è quella dei “corgnocchi”, ossia gnocchi al sugo di corgnoi.

Ariccia (Roma)

Da secoli la località di Galloro, nel comune di Ariccia, nel giorno dell’Immacolata celebra la Festa della Signorina.

Galloro è sede del famoso e stupendo Santuario omonimo, costruito nel XVIII secolo per custodire un’immagine sacra ritrovata una quarantina di anni prima tra i boschi della zona e a cui erano stati attribuiti alcuni miracoli.

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In seguito all’inaugurazione del Santuario, avvenuta il giorno di Pentecoste, furono istituite due occasioni di festa in onore della Madonna di Galloro, una in coincidenza proprio con la Pentecoste e un’altra in coincidenza con l’8 dicembre dopo che quest’ultimo fu proclamato giorno dell’Immacolata.

Per questa seconda occasione viene come detto organizzata la Festa della Signorina. Quest’ultima è una fanciulla del posto che ogni anno viene scelta per portare in processione al Santuario, vestita in abiti tradizionali, una statuetta della Vergine, e presentare alla Madonna il voto di ringraziamento della comunità. Al termine della giornata la “signorina” passa le insegne alla prescelta per l’anno successivo.

San Mango Piemonte (Salerno)

Tutti gli abitanti di San Mango Piemonte, paese situato in provincia di Salerno ai piedi dei Monti Picentini, trascorrono la vigilia dell’Immacolata preparando le fascine per i vampalori, gli alti falò che inizieranno a bruciare la sera e illumineranno la notte.

Si usa chiedere la legna da bruciare alle varie famiglie locali, bussando alle porte mentre si canta “a fascina p’a’ ‘mmaculata”.

Si tratta di un antico rito pagano che, come molto spesso è avvenuto, è stato inglobato nel suo significato dal cristianesimo. Così oggi la simbologia del fuoco come purificatore del terreno e fautore di un buon raccolto si intreccia con quella del fuoco rappresentante la luce portata da Cristo.

Quando arriva l’ora, gli abitanti si raccolgono per scaldarsi intorno ai falò e divertirsi con balli tradizionali.

Caltabellotta (Agrigento)

A Caltabellotta, in Sicilia, l’8 dicembre viene bruciato il fantoccio conosciuto come “lu Diavulazzu“.

Costruito con una rete metallica imbottita con paglia e coperta con stoffa, il pupazzo, alto alcuni metri, viene messo sul rogo in Piazza Leone XIII, al termine della processione in onore dell’Immacolata. L’atto compiuto dalla popolazione vuole simboleggiare il trionfo del Bene sul Male, e secondo l’usanza le macerie rimaste quando il fuoco si è ormai spento non vanno toccate perché maledette.

Anche qui probabilmente il cerimoniale ha visto i suoi primordi in credenze pagane che vi vedevano la speranza di una messe prosperosa.

 

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