L’Oste della Bon’Ora…o, come dire, la simpatia dell’estro!

Scendendo lungo l’elegante Viale Vittorio Veneto di Grottaferrata, poco dopo aver lasciato Marino, si può vedere sulla sinistra l’insegna rossa del rinomato ristorante L’Oste della Bon’Ora, segnalato dalle guide enogastronomiche più famose d’Italia (innanzitutto Michelin, Gambero Rosso, Slow Food e L’Espresso).

L’Oste è Massimo Pulicati, e il ristorante è frutto di una bella sinergia familiare: la cucina è guidata dalla moglie, la signora Maria Luisa, e un importante supporto viene dalla collaborazione dei figli Marco e Flavio.

Il locale è caratterizzato da un’atmosfera che colpisce per l’armoniosa combinazione di eleganza, modernità e freschezza, il tutto corredato da una piacevole musica di sottofondo e dall’adeguato calore delle luci.

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In particolare, vorrei sottolineare lo stile dei quadri, che con i loro colori donano sicuramente un qualcosa di originale, se non unico, all’arredamento.

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Immancabile, poi, la capacità dell’oste di intrattenere i propri clienti con una bella chiacchierata.

Il menu accosta piatti della tradizione romana a interessanti rivisitazioni. Uno specifico menu è legato all’Alleanza Slow Food dei Cuochi, cui il ristorante aderisce; gli chef che fanno parte della rete dell’Alleanza si riforniscono presso i piccoli produttori locali, dando così loro la possibilità di far conoscere i frutti del proprio lavoro e quindi proteggere anche questi ultimi dalla scomparsa.

Bellissima e raffinata la presentazione dei piatti.

Io e mio marito abbiamo iniziato con il millefoglie di pane carasau, mozzarella, pomodoro gratinato ed emulsione di basilico con pinoli tostati,

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e il tagliere di salumi e formaggi dei Presidi Slow Food.

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Entrambi ottimi: il millefoglie da assaporare lentamente per gustare l’equilibrata concordanza dei sapori, il tagliere composto da un’accurata selezione accompagnata da una gradevole confettura di sambuco.

Come primo abbiamo provato gli spaghettoni con pomodorini confit

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e burro e alici con colatura di alici e pane croccante;

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profumato soprattutto il secondo,  tutti e due i piatti si scioglievano in bocca e il sapore non era coperto e appesantito da condimenti esagerati.

Come secondo, ci siamo diretti sul filetto di maiale, accompagnato da una crema di peperoni che ammorbidiva la carne, un pochino asciutta, e sugli straccetti della Granda alle erbe aromatiche,  teneri e gustosi.

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Infine, per il dolce la scelta è ricaduta sulla zuppa inglese con giglietto di Palestrina e amarene e sulla crema Maria Luisa con fragole, una deliziosa rivisitazione della spagnola crema catalana.

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L’Oste della Bon’Ora sarà presente con il suo amore per la cucina e la cultura romana a Eataly Torino, dal 15 luglio al 28 agosto.

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